Rimpatri in Italia: solo 1 su 6,5 va a buon fine. Cosa dicono i numeri del Viminale

Rimpatri in Italia: solo 1 su 6,5 va a buon fine. Cosa dicono i numeri del Viminale

Nel primo semestre 2024, l’Italia ha emesso 13.330 ordini di espulsione ma rimpatriato effettivamente solo 2.035 cittadini extracomunitari. Un tasso di esecuzione del 15% che fotografa le difficoltà strutturali del sistema, nonostante gli sforzi del governo per rafforzare le politiche di controllo dell’immigrazione irregolare.

Il divario tra ordini ed esecuzioni

I dati del Ministero dell’Interno relativi alla prima metà del 2024 restituiscono un quadro chiaro: a fronte di 13.330 provvedimenti di rimpatrio emessi, solo 2.035 persone sono state effettivamente espulse dal territorio nazionale. Un rapporto di circa 1 a 6,5 che, pur migliorando rispetto agli anni precedenti, conferma quanto sia complesso tradurre un ordine amministrativo in un’espulsione concreta.

Questo tasso di esecuzione del 15% non rappresenta un’eccezione italiana. A livello europeo, secondo i dati Eurostat, solo il 25-30% degli ordini di espulsione si traduce in rimpatri effettivi. Nel primo semestre 2024, su 103.505 provvedimenti emessi nell’Unione Europea, sono stati eseguiti appena 30.795 rimpatri.

Una tendenza in crescita

Nonostante le difficoltà operative, i numeri mostrano un’accelerazione nei rimpatri forzati negli ultimi anni. Nel 2023, le espulsioni effettive sono state 4.751. Nel 2024 il dato è salito a 5.414, con un incremento del 14%. Nei primi sette mesi del 2025, sono già stati rimpatriati 3.463 cittadini stranieri irregolari, segnando un ulteriore aumento del 12% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Complessivamente, le espulsioni totali nel 2025 hanno raggiunto quota 7.000, in crescita del 12% rispetto alle 5.514 del 2024. Un trend che riflette la pressione esercitata dal Viminale su prefetti e questori per intensificare le operazioni di identificazione e allontanamento.

Gli ostacoli strutturali

Perché tanti ordini di espulsione restano sulla carta? Le ragioni sono molteplici e interconnesse.

Mancanza di documenti di identità: molti migranti irregolari arrivano in Italia senza passaporto o documenti validi. Senza la possibilità di accertare con certezza la nazionalità, diventa impossibile procedere al rimpatrio. I paesi di origine, dal canto loro, spesso rifiutano di riconoscere i propri cittadini senza documentazione adeguata.

Assenza di accordi bilaterali: il rimpatrio richiede la cooperazione dei paesi di provenienza. Quando mancano accordi di riammissione o quando i governi si rifiutano di accettare i propri connazionali, l’Italia si trova in un vicolo cieco giuridico e operativo.

Ricorsi e tutele legali: il diritto alla difesa e il principio di non respingimento garantiscono a chi riceve un ordine di espulsione la possibilità di presentare ricorso, soprattutto in presenza di richieste di asilo. Questi procedimenti possono prolungarsi per mesi, rendendo difficile l’esecuzione immediata del provvedimento.

Il contesto europeo

L’Italia non è sola in questa difficoltà. La Francia, ad esempio, ha emesso 34.545 ordini di espulsione solo nel primo trimestre del 2025, ma anche Parigi registra tassi di esecuzione simili a quelli italiani. Germania, Spagna e altri paesi membri affrontano le stesse problematiche legate alla cooperazione internazionale e alle garanzie procedurali previste dal diritto europeo.

La differenza tra l’Italia e altri Stati sta spesso nella capacità di negoziare accordi di riammissione efficaci con i paesi di origine e transito, un tema su cui Bruxelles sta spingendo per una maggiore armonizzazione a livello comunitario.

Sicurezza e immigrazione: i dati del Viminale

Il governo italiano ha legato strettamente il tema dei rimpatri a quello della sicurezza pubblica. Secondo i dati diffusi dal Viminale nell’estate 2025, i reati complessivi in Italia sono diminuiti tra il 3,5% e il 9% rispetto agli anni precedenti, con cali significativi in violenze sessuali, furti e violenze domestiche.

Tuttavia, i cittadini stranieri rappresentano il 35% degli arresti, nonostante costituiscano circa il 10% della popolazione residente. Un dato che alimenta il dibattito politico, ma che va letto con attenzione: esperti di criminologia sottolineano che questa sovrarappresentazione può essere influenzata da fattori socioeconomici, modalità di controllo del territorio e vulnerabilità legata allo status irregolare.

Prospettive future

Il rafforzamento della politica dei rimpatri resta una priorità per l’esecutivo italiano, che punta su maggiore coordinamento tra forze dell’ordine, potenziamento dei Centri di permanenza per i rimpatri (CPR) e negoziazione di nuovi accordi bilaterali con paesi africani e asiatici.

Tuttavia, senza una riforma complessiva del sistema europeo di gestione delle migrazioni e senza una reale cooperazione con i paesi di origine, il divario tra ordini ed esecuzioni è destinato a persistere. La questione non è solo tecnica o amministrativa: è il nodo politico e giuridico su cui si misurano le contraddizioni tra sovranità nazionale, diritti umani e cooperazione internazionale.


Fonti: Ministero dell’Interno (Viminale), Eurostat, Stranieri in Italia, Il Fatto Quotidiano, Corriere della Sera, EUNews.

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